Bollicine d’Alta Langa!

Il 13 giugno è stata una giornata caldissima e afosa, un vero anticipo d’estate: cosa di meglio di una serata dedicata alla raffinata freschezza del metodo classico Alta Langa?

I protagonisti della serata

La storia di un vino e di una zona ignoti ai più, di cui abbiamo carpito l’anima e l’essenza grazie a tre amici, Sergio Germano della cantina Germano Ettore (grandi cru di Barolo a Serralunga d’Alba, ma altrettanto importante sperimentatore di bianchi nell’Alta Langa cuneese, con vigne a Cigliè), Paolo Avezza dell’omonima cantina (Barbera, Moscato e tanto altro in quel di Canelli) e Pietro Cirio della cantina Pianbello (Barbera, Moscato, Cortese, etc. a Loazzolo, nella Langa Astigiana). Da sinistra nella foto Paolo, Sergio e Pietro

Chardonnay e Pinot Nero

Chardonnay e Pinot Nero

La DOCG Alta Langa copre una vasta area a cavallo delle province di Cuneo, Asti e Alessandria. In comune con le colline più basse ha i terreni calcareo-argillosi ma, posta a quote normalmente maggiori, gode di spiccate escursioni termiche, della carezza del marin (il vento del Sud che viene dal vicino Mar Ligure e mitiga o rinfresca il clima a seconda della stagione) e di un ambiente integro e biologicamente vario, solo in parte dedicato alla vite. Condizioni perfette per vitigni precoci e raffinati come Pinot Nero e Chardonnay.

Cominciano Sergio e Paolo a raccontarci pillole di storia di questo vino, e della propria storia dentro quest’avventura… questo metodo classico millesimato dal severo disciplinare intende affermare la non sudditanza del Piemonte rispetto ad altre zone spumantistiche italiane e francesi, rinverdendo i fasti di una tradizione iniziata (sia in vigna – con la diffusione di Pinot e Chardonnay – sia in cantina) da Carlo Gancia a Canelli a metà ‘800: una scommessa ambiziosa! racconto Paolo SergioNegli anni ’80 la viticoltura delle colline a cavallo tra Langa e Monferrato si era ormai sempre più focalizzata sulla massiccia produzione del Moscato e le tradizionali case spumantistiche canellesi per lo spumante metodo classico si approvvigionavano di uve Pinot Nero, Pinot Bianco e Chardonnay principalmente in Oltrepo Pavese, Franciacorta e Trentino, senza poter intraprendere la nuova strada della tipicità territoriale che proprio in quegli anni cominciava a fare la fortuna oggi conclamata di distretti come la Franciacorta e il Trento. Nel 1989 i consorzi di Oltrepo Pavese, Franciacorta, Trentino e Alto Adige sottoscrissero persino un protocollo in cui sancivano i confini dell’area italiana vocata alla produzione di spumati metodo classico ed … esclusero il Piemonte! La reazione delle istituzioni e delle case spumantistiche piemontesi fu rapida e coraggiosa: Cinzano, Contratto, Fontanafredda, Gancia, Martini & Rossi, Riccadonna e Vini Banfi (a cui negli anni successivi si aggiunsero altre case) lanciarono zona_produzione_consorzioil “Progetto Spumante Metodo Classico in Piemonte”, coinvolgendo anche le associazioni dei viticoltori, con lo scopo di sperimentare la coltivazione di Pinot Nero e Chardonnay (altri vitigni vennero presto abbandonati) su un ampio territorio collinare sulla destra del Tanaro, individuare i cloni e le zone più vocate e infine sperimentare anche in cantina sfruttando il patrimonio tecnologico delle cantine di Canelli e migliorando le tecniche produttive espirandosi alle più recenti esperienze francesi sullo Champagne. Giovani e coraggiosi viticoltori, tra cui Paolo Avezza sin dal 1993, facendo un piccolo salto nel buio in un mondo ancoratissimo a tradizioni secolari, piantarono tra ’92 e ’97 quasi 60 ettari di vigneti sperimentali, per ¾ di Pinot Nero ed il resto Chardonnay, e a partire dalle vendemmie ‘94/’95 … il metodo classico made in Piemonte cominciò a prendere forma in cantina! Dopo un tortuoso processo di selezione, nel ’98 emerse il nome della nuova creatura, Alta Langa, che riassume in se un rimando alle caratteristiche dell’alta collina – essenziali per la creazione di un metodo classico raffinato – e al nome territoriale che più di Bollicine Alta Langaogni altro identifica il Piemonte vitivinicolo in Italia e all’estero. Nel 2001 fu fondato il Consorzio Alta Langa, nel 2002 venne ufficializzato il disciplinare della nuova DOC, e a fine 2011 venne riconosciuta la DOCG. Da allora la crescita di questa denominazione è stata progressiva e costante, ed oggi l’Alta Langa siede di diritto tra le migliori bollicine italiane. Ma l’effetto forse imprevisto fu che oltre alle grandi “case storiche” che oggi più che mai si cimentano con l’Alta Langa, si creò un nuovo fermento che coinvolse decine di piccole e medie aziende vitivinicole, il cui numero è ancora oggi in crescita… se Paolo Avezza fu uno dei precursori di questo trend proprio nel “baricentro” delle bollicine nostrane, Canelli, i Germano tentarono la sfida nei primi anni 2000 (parte di un loro più ampio progetto di sperimentazione sui bianchi di eccellenza in alta collina tra Dogliani e Mondovì, cominciato già a metà anni ‘90), mentre Pietro Cirio è uno dei più recenti associati al consorzio.   

Ma ecco che di fronte ai nostri tre moschettieri dell’Alta Langa gli appassionati soci della Compagnia del Calice, accaldati e assetati, scalpitano e … si parte a riempire i prestigiosi calici da Alta Langa disegnati da Giorgetto Giugiaro, gentilmente regalati alla nostra associazione da Paolo Avezza (grazie di cuore)!

Il primo calice a rinfrescarci è il Pianbé, Alta Langa DOCG 2010 di Pietro Cirio. etichetta alta langa pianbelloUna storia recente, eppure Pietro ha subito aggiustato il tiro: il vino base, vinificato alla temperatura controllata di 15°C, parte in barriques di rovere francese (con batonnage) e parte in acciaio, dopo il tirage effettuato con la luna crescente di marzo o aprile e la rifermentazione in bottiglia, riposa sui lieviti per 24 mesi. I sedimenti vengono riportati in sospensione almeno 3-4 volte (tecnica del “coup de poignet”, letteralmente colpo di polso), infine si effettua il remuage a mano prima della sboccatura. Bell’inizio, non c’è che dire: il vino è cristallino, dal colore paglierino intenso con qualche inaspettato ma intrigante riflesso dorato, ha Pietro 1un’effervescenza persistente e fine, ma ci sorprende per i netti e raffinati profumi di erbe aromatiche come la salvia, di pompelmo, un accenno di frutti tropicali, il tipico sentore di panificazione e una piacevole e leggera nota di tostatura forse dovuta alla vinificazione in barrique di parte del vino base, poi in bocca esplode mostrando la struttura importante, sostenuta dal bel livello alcolico (13°) contrastato da freschezza e sapidità da vendere, che promettono un bell’avvenire pur essendo forse il più pronto dei tre Alta Langa 2010 . Un vino da tutto pasto, primi, carni bianche, pesci alla griglia, formaggi caprini, etc. Noi lo abbiniamo alle saporite Robiole di Roccaverano DOP, di pura capra e di breve stagionatura, dell’azienda agricola biologica Buttiero e Dotta di Roccaverano nella Langa Astigiana, a pochi Km da Loazzolo. Un bel debutto alla Compagnia del Calice per questa cantina a conduzione familiare da varie generazioni, dalla ragguardevole dimensione di 28 ettari vitati (in prevalenza dedicato al Moscato, su cui ritorneremo a fine serata) situati in quel gioiello naturale che è Loazzolo.  

Paolo Avezza, invece, produce Alta Langa ormai da quasi vent’anni, essendo stato uno dei primi entusiasti ad Paolo Avezzaavere aderito al piano sperimentale. Ha impianto 1 ettaro di vigneto nel 1993, quasi con incoscienza per esplorare l’ignoto, dopo generazioni dedite alla coltivazione della Barbera e del Moscato, che occupano la maggior parte dei 7 ettari vitati di questa azienda a conduzione strettamente familiare. Paolo trasuda passione per la vigna: oggi stesso ha fatto trattamenti “di emergenza” per scongiurare il pericolo delle malattie come l’oidio che questo insistente caldo-umido può portare, e sceso dal trattore si è catapultato da noi! Eccoci all’Alta Langa DOCG 2010 di Paolo Avezza: il vino base è vinificato a 16-17°C poi riposa in acciaio fino al tirage primaverile, infine dopo la presa di spuma riposa sui lieviti per 24 mesi.

Altrettanto cristallino ma dall’effervescenza forse più fine, ha un colore appena più scarico, forse più tipico, il naso è meno disinvolto ma finissimo di fiori bianchi, di mela e pesca bianca, e infine del tipico crosta di pane dei metodo classico di razza. In bocca è teso tra la struttura e il vigore del Pinot Nero e la morbidezza dello Chardonnay; giovane, con la freschezza e la sapidità che prevalgono di misura su calore e morbidezza, facendone un eccellente vino da pesce e crostacei. Noi l’abbiamo accompagnato con un’insalatina di riso venere con dadolata di verdure di stagione e olio extravergine di oliva del Salento (prodotto dal nostro Antonio!).  

L’Alta Langa DOCG 2010 di Sergio Germano è il più “istituzionale” dei tre e ha caratteristiche quasi intermedie Sergio Germanotra i due precedenti. E’ il più simile ad uno Champagne per equilibrio complessivo: perlage finissimo e persistente, colore giallo paglierino di media intensità, al naso spiccano crosta di pane, lievito, frutta secca e note floreali, mentre in bocca è pieno e ricco, cremoso e di buona persistenza aromatica. Servizio alta langa germanoDopo la vendemmia ai primi di settembre (le vigne a Cigliè sono alla rispettabile quota di 500 m s.l.m., con esposizione Est), la vinificazione del vino base avviene a bassa temperatura, lo chardonnay in piccole botti di legno, il pinot nero in vasche di acciaio, con batonnage; dopo la presa di spuma che dura 4-6 mesi, riposa sui lieviti per 20 mesi.

Per rimanere nel territorio, lo abbiamo abbinato a tome freschissime di pura pecora dell’azienda biodinamica Fattoria Bronzetta di Paroldo, posta a pochi bricchi di distanza più a sud delle vigne di Sergio: il profumo del latte fresco di pecora appena munto, la spiccata acidità e la delicata sapidità della pasta si sposano con la freschezza delle bollicine… il caldo del pomeriggio è dimenticato! 

Tre bellissime interpretazioni della versatilità dell’Alta Langa “classico”, con in comune il blend (Pinot Nero 80% e Chardonnay 20%), l’annata 2010 e l’importante gradazione di 13°, cui vigneti e interpretazioni in cantina forniscono personalità diverse ma tutte affascinanti. E i presenti, grazie all’opportunità di scambiare impressioni con i produttori, apprezzano al meglio i vini e le loro differenze: in ogni senso si è rotto il ghiaccio!

salaConcludiamo l’esplorazione dello Spumante Alta Langa con una tipologia più rara ma altrettanto interessante: l’Alta Langa Rosé DOCG 2011 di Enrico Serafino. Oltre al colore rosato, con questo prodotto cambia anche la dimensione dell’azienda: la più grande e con lunga esperienza in fatto di metodo classico, Enrico Serafino è un storica azienda di Canale che enrico_serafino_rosedal 2004 fa parte del Gruppo Campari. Nell’ampia gamma incentrata su bianchi e rossi tradizionali di Roero e Langhe, spiccano anche alcune tipologie di Alta Langa (molto celebrate dalla critica, tra cui lo Zero 2007, un pas dosé con 60 mesi sui lieviti, premiato come Bollicine dell’Anno 2014 dalla guida del Gambero Rosso). Il nostro rosé è un Pinot Nero in purezza dal bellissimo e tenue colore corallo, brillante, dall’effervescenza fine e gab serafinopersistente, naso fine e fruttato di fragoline di bosco e lamponi, fiori di campo, crosta di pane, in bocca morbido e allo stesso tempo fresco, quasi croccante. Dopo la breve macerazione in pressa a cui si deve il colore, seguita da spremitura soffice, il vino base fermenta in acciaio a temperatura controllata; dopo la presa di spuma riposa sui lieviti per 30 mesi.  Un gran bel rosato, che oltre agli aperitivi e ai crostacei non teme abbinamenti più coraggiosi con pietanze saporite, persino carni, che ben si sposano con la succosità del Pinot Nero. Noi l’abbiamo abbinato con la grassezza e i gusti decisi dei salam d’la duja, sia quello semplice di puro maiale sia quello arricchito di fegato.

A questo punto della serata abbiamo inquadrato bene cosa sia questo piccolo gioiello delle bollicine nostrane che è l’Alta Langa. Ma come in tutte le feste estive che si rispettino… i fuochi d’artificio si concludono con 3 botti! Ebbene si, come altro definire i tre vini finali della serata, espressioni diversissime di questo stesso territorio ma tutte in grado di suscitare intense ed autentiche emozioni?

Si tratta infatti del Riesling Herzu 2009 di Sergio Germano, della Barbera Superiore Nizza 2010 Sotto la Muda di Paolo Avezza e del Loazzolo Pianbè di Pietro Cirio che vi racconto nell’articolo “Piccole perle di Langa e Monferrato”.

Tante emozioni in una lunga appassionante serata di tarda primavera: un grazie di cuore a questi tre amici che ci hanno deliziati con i loro vini e i loro racconti fatti di semplicità e autenticità.

Arrivederci e buona estate a tutti!

Giorgio

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