La Poesia del vino toscano

Tutto quest’anno ch’è, mi son frustato
di tutti i vizi che solìa avere;
non m’è rimasto se non quel di bere,
del qual me n’abbi Iddio per escusato,
ché la mattina, quando son levato,
el corpo pien di sal mi par avere;
adunque, di’: chi si porìa tenere
di non bagnarsi la lingua e ‘l palato?
E non vorrìa se non greco e vernaccia,
ché mi fa maggior noia il vin latino,
che la mia donna, quand’ella mi caccia.
Deh ben abbi chi prima pose ‘l vino,
che tutto ‘l dì mi fa star in bonaccia;
i’ non ne fo però un mal latino.

Comincia con una dotta poesia di Cecco Angiolieri (uno dei padri della Lingua Italiana) la serata che ha permesso alla Compagnia del Calice di confrontarsi con alcuni vini degnamente rappresentanti della Toscana.DSCN0107_2

La regione che più ha innovato il mondo del vino in Italia, (dal primo disciplinare sul Chianti del 1716 di Cosimo de’ Medici, al “fiasco” famoso in tutto il mondo, ai “super-tuscan” che contendono la piazza ai vini di Bordeaux) si fa trovare nel pieno del suo splendore. E il tutto avviene in una nuova elegante location del SANTA GIULIA ART & WINE RESIDENCE. Nel centro di Vanchiglia, un vecchio stabile popolare che è stato ristrutturato ed è diventato un gioiellino di classe e raffinatezza.

DSCN0101_2La serata è stata allietata da una serie di poesie decantate da Fabio e Max (che più che declamatori sembravano due stornellatori da fiera paesana). I due si sono però rifatti con le presentazioni dei vari vini, andando a cercare per ogni etichetta anedotti o sottigliezze che hanno interessato non poco i soci.

Al di là della spiegazione delle singole degustazioni (riportare su carta le sensazioni provate degustando un vino è sempre molto difficile e riduttivo) ritengo sia più opportuno ragionare sui giudizi dati dai soci e sul dibattito che si è aperto durante la serata.

grafico_6(1)Come si può vedere, i voti sono genericamente molto alti. Infatti abbiamo visto che fra le varie degustazioni organizzate dalla Compagnia, questa è stata quella che ha raggiunto i voti medi più alti dopo la serata con Bric Cenciurio.

Il vino più apprezzato è stato il Bolgheri Superiore Grattamacco 2008, con una valutazione totale di 8,36 (somma fra profumi e sapore). Fra i vini proposti dalla Compagnia del Calice in questi mesi, il Grattamacco si posiziona al terzo posto dopo due vini di Bric Cenciurio (Vendemmia Tardiva “Sito dei Fossili” e Barolo DOCG Riserva “Coste di Rose”) anche se in quei casi la presenza del produttore e del suo fascino può aver condizionato il giudizio generale.

E’ da notare come il Grattamacco fosse il vino più costo proposto nella serata (anzi: fra i più costosi proposti in generale dalla Compagnia) e che l’andamento dei giudizi rispecchia il costo delle bottiglie: i più cari sono stati considerati i più buoni, mentre i meno cari (nello specifico il Chianti 2010 – Fattoria Loppiano) hanno riscosso meno successo.

Questo singolo episodio non consente certo di trarre una regola generale, ma qualche domanda può essere posta: il vino più buono è anche il più caro? E se un vino è caro, è probabile che sia anche molto buono? Ancora: qual’è il limite di prezzo oltre il quale ognuno di noi fa rientrare una bottiglia nella categoria “cara”?

Sono domande molto importanti per capire e comprendere meglio il mondo del vino. E’ un settore produttivo che registra un fatturato di 4,5 miliardi di Euro in export (che copre il 50% della produzione totale) e impiega 500.000. Da contare anche che circa il 65% del turismo stranieri è direttamente collegato all’eno-grastronomia italiana.

Come è stato detto all’inizio, la Toscana è (insieme al nostro Piemonte) la Regione guida dell’enologia italiana. La degustazione che abbiamo organizzato toccava i sensi e sfiorava gli aspetti culturali del vino. Ma non dobbiamo dimenticare quanto la Toscana ha fatto e farà per il benessere di quei territori, per il nostro Paese, per le imprese impegnate, per le famiglie che vivono grazie a questo prodotto.

Massimiliano

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P.S. Il Comitato Direttivo ha deciso all’unanimità e senza discussione di escludere “sine die” il socio Andrea Polvicino da qualsiasi gioco organizzato da “La Compagnia del Calice” poichè, avendo Lui più c..o che anima, vince qualsiasi competizione impedendo agli altri soci di poter degustare il profumo e il sapore della vittoria

Massimiliano

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