Sebastian Stocker. L’uomo che fece Terlano

Stocker

Sebastian Stocker è stato uno dei precursori dei Metodi Classici in Alto Adige

Se c’è gioia e voglia di fare e gioia, tutto si può!”.

Ci accoglie così Sebastian Stocker nella sua casa-azienda. Il vulcanico “grande saggio” di Terlano è un molto più che arzillo 84enne che ha passato la sua vita in questi territori e ne conosce ogni singola sfumatura del terreno e ogni particolare di queste zone così enologicamente fortunate.

Ogni istante passato ad ascoltarlo è un ricettacolo di storie, emozioni e soprattutto di cultura vitivinicola.

 Il Lavoro in Cantina
Con il suo italiano reso duro dal tedesco, prima lingua del Sud tirolo, e arricchito spesso da un’espressione colorita che ricorda una nota località del litorale romano, Sebastian si emoziona e si inorgoglisce di fronte a quanto lo hanno reso il più famoso enologo di Terlano. Come quando racconta di come ha iniziato a lavorare per Cantina Terlano. Appena terminati gli studi, quasi per caso, seppe della ricerca di un enologo da parte della cantina del suo paese, Terlano appunto. Provò ad inviare la sua richiesta e con il suo stesso stupore fu lui il prescelto e nel 1955, a soli 26 anni, potè iniziare la sua grande avventura enologica. Con trasporto ci racconta di come la sua grande preoccupazione fosse che tutto quel che succedeva in cantina doveva restare in cantina, per mantenere il suo buon nome e quello dell’azienda. Ci racconta di come lui vivesse la cantina, come un modo di sperimentare e di creare vini con personalità e che potessero durare nel tempo.

A tal proposito ci regala una delle chicche del suo racconto. Negli anni ’50 i finanziatori della cantina avevano come obiettivo quello di vendere ogni singola bottiglia prodotta per poter capitalizzare tutti gli investimenti. Sebastian però vedeva più lungo all’epoca e prese una decisione che ora, quasi 60 anni dopo, pare decisamente vincente. Per poter lasciare un lascito alle generazioni future senza incappare nelle ire dei proprietari, Stocker iniziò a conservare le bottiglie murandole all’interno della cantina. Ad oggi ancora non si sa bene quante bottiglie siano state conservate e Sebastian, che ha segnato i posti nascosti con una targa, ha espressamente richiesto che vengano tolte dal muro solo dopo la sua morte, che sarà, ci auguriamo, il più tardi possibile.

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Le annate storiche della cantina di Stocker

Il Terlano
Stocker oltre ad essere l’artefice dei grandi vini di Terlano, è anche un amante della propria terra e delle tradizioni legate ad esse. E’ per questo motivo che lui produce il Terlaner originale e non quello previsto attualmente dal disciplinare. Non è facile produrre un Terlaner originale però, perché il vitigno, a differenza di altri, non è ermafrodito e ha bisogno di un maschio che fecondi le femmine e faccia crescere chicchi d’uva di dimensioni corrette (i chicchi non fecondati sono detti verginelli). Proprio la difficoltà di produzione di questo vino ha fatto sì che venisse cambiato il disciplinare a favore di un blend prodotto con Pinot Bianco e Chardonnay. Stocker però, anche in questo caso, decise di andare controcorrente e continuare a produrre Terlano dal vitigno originale.

A supporto di questo amore per la tradizione, Sebastian ci racconta il secondo aneddoto della giornata: un giorno una trasmissione televisiva della Rai andò a far visita alla cantina Stocker e l’intervistatore, incuriosito da quanto le voci del paese andavano raccontando, chiese a Sebastian se il suo vino avesse virtù mediche. La sua risposta, in linea con il personaggio, fu inequivocabile: “Certo, se una persona viene da me con la ricetta del dottore, io gli vendo il vino e lui sta subito meglio”. Una boutade forse, ma che non fu presa bene da un medico della zona, che andò a trovarlo poco dopo la trasmissione accusandolo di vendere vino a fini medici senza avere alcuna autorizzazione da parte del ministero della sanità. Nemmeno a dirlo, la discussione finì con un litigio e con il vulcanico Sebastian che allontanava in malomodo il medico miscredente.

I Gusti
Dopo la visita in cantina e gli aneddoti del suo passato, Sebastian ci fa accomodare nel suo pergolato per la degustazione dei suoi prodotti.

Il Sauvignon è un vino fresco, profumato, con sentori di frutta spiccati e una buonissima acidità e si dimostra un buon Sauvignon, rappresentante del territorio di Terlano.

Il Terlaner è un vino difficile, duro, fresco, che colpisce più per il romanticismo della storia raccontata in precedenza che per il risultato enologico in sè. Rimane forte la curiosità di sapere come sarà tra qualche anno, quando saranno smussate le acidità che presenta in questo momento.

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La passione e la cura dei particolari si vede anche dall’organizzazione in cantina

Arriva il momento dei Metodi Classici, vini per cui Stocker ha una certa predilizione e per cui ci regala l’ennesimo aneddoto. Erano gli anni ’70 e Carpené Malvolti, che sarebbe dovuto essere un “competitor” di Stocker, fu talmente colpito dal carisma di Sebastian che gli regalò una macchina per imbottigliare gli spumanti prodotti da lui. Vicino all’imbottigliatrice, invece c’è una macchina costruita interamente da Sebastian. E’ una macchina in cui si metteva una bottiglia a testa in giù e grazie ad un motorino posto sotto la struttura in legno, si doveva congelare la parte del collo in cui c’era la bidule con i lieviti raccolti in modo da degorgiare e ritappare la bottiglia senza perdita di liquido. La prima versione della macchina però presentava qualche problema e all’apertura del tappo a corona il vino fuoriusciva dalla bottiglia. Dopo vari studi capì che il problema poteva essere dato dalle vibrazioni del motorino sotto la struttura. Provò allora a montare il motorino su un banco collegato alla struttura da 4 molle che assorbissero le vibrazioni e risolse il problema. Un’altra vittoria da assegnare al vulcanico Sebastian.

La degustazione dei Metodi Classici inizia con un Brut piuttosto semplice e fresco, con un buon naso di frutti gialli e leggermente agrumato e una buona intensità.

Subito dopo ci viene servito il Nature, ovvero il classico Pas Dosè, senza liquore di spedizione. Il naso si fa subito più intenso ed emergono sentori di mandorla. Anche in bocca  la persistenza e la freschezza spiccano rispetto al fratello minore.

Sebastian prova poi a stupirci con una bottiglia di Brut Riserva, che ha caratteristiche di lieviti molto più spiccate e una bollicina fine, con un gusto fresco e persistente.

Si chiude la degustazione con un Brut Riserva 2000, sboccato nel 2009, che assume connotati di frutta matura e coriandolo, dando in bocca un’intensità e una persistenza importante.

Il tutto ovviamente con la sagace parlantina di Sebastian, che ci ha fatti da subito calare nel magico mondo dell’enologia Alto Atesina. Perché se c’è gioia e voglia di fare, tutto si può.

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