La modernità e la tradizione: Cantine di Terlano

Visitare le Cantine di Terlano è una esperienza che non coinvolge soltanto i sensi che si attivano negli appassionati di vino quando incontrano un importante produttore: non solo le papille della lingua, non solo i terminali dell’olfatto, non solo il nervo ottico. Un vero amante del vino non può entrare nelle sale high tech di queste cantine senza cogliere la complessità organizzativa di uno dei più importanti produttori dell’Alto Adige.

La produzione di più di un milione e mezzo di bottiglie è frutto di scelte strategiche fatte negli anni, che hanno portato le Cantine di Terlano ad essere un modello industriale e commerciale di primo piano nel panorama enologico italiano. E questo senza dimenticare il fatto che la qualità dei vini prodotti è al top della gamma.

Comprendo che una affermazione di questo genere rischia di essere pleonastica se non ben articolata. Prima quindi di illustrare l’esperienza sensoriale della degustazione che abbiamo avuto il privilegio di fare, reputo necessario presentare il modello organizzativo della Cantina di Terlano.

Si tratta di una Cantina Sociale che raggruppa 120 soci conferitori. Fino a qui nulla di strano: sono altre le realtà italiane che si rifanno a questo modello. Quello che differenzia Terlano da molte altre realtà cooperativistiche riguarda la metodicità con cui tutti i passaggi della produzione vengono verificati e mantenuti.

L’organizzazione si basa sul fatto che i soci conferitori sono chiamati a concentrare le proprie risorse ed energie esclusivamente sulla cura del lavoro in vigna, in totale coordinamento con la struttura di supporto (enologi, geologi, agronomi) messa a disposizione dalla Cantina. Le varie fasi di coltivazione della vita, in ogni suo momento durante l’anno, viene eseguito dai coltivatori seguendo le indicazioni generali. Ogni scelta che riguarda la vita delle varie viti (la cura del terreno, la potatura, la defoliazione, fino ad arrivare al momento della vendemmia) è guidata da un team di esperti che offrono le soluzioni ai coltivatori. Il risultato di questo processo è quello di avere delle uve in perfette condizioni. Se il lavoro durante l’anno dei coltivatori ha rispettato le indicazioni, questi vengono “premiati” con una valutazione delle uve conferite che fanno salire il prezzo delle stesse. Analogamente, se il socio conferitore non ha rispettato pienamente le indicazioni è ha ottenuto un risultato inferiore alle aspettative si vedrà penalizzato nella valutazione delle uve conferite. Un paradigma economico purtroppo di scarsa diffusione in Italia (e non solo nel mondo del vino).

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Da questa sommaria spiegazione si evince che ogni soggetto che opera in questo modello concentra le proprie risorse economiche nel settore per cui è chiamato ad operare, senza che vi siano dispersioni. A riprova di ciò, a nessun socio conferitore è permesso di imbottigliare ed etichettare vini per proprio conto.

Io credo che il numero di produttori in Italia sia troppo elevato, causando una dispersione degli investimenti e una frammentazione delle capacità. Il modello di Terlano (quantunque che è avvantaggiato dalla mentalità di stampo teutonico della gente Alto Atesina) potrebbe essere una delle soluzioni.

Terlano si trova fra Bolzano e Merano, in un versante della Valle dell’Adige che volge a Sud Est. L’esposizione al sole è quindi eccezionalmente favorevole per una perfetta maturazione delle uve, anche e soprattutto nelle zone più alte della collina. Anche i venti, provenienti da Sud, condizionano ulteriormente il clima, favorendo la maturazione di grappoli al riparo dalla formazione di muffe.

Ma il vero “atout” di Terlano è il terreno. La collina, in passato, era un vulcano ed infatti il terreno è formato da porfidi e minerali di origine vulcanica. Questo permette alle uve di assorbire le sostanze necessarie a dare ai vini i profumi e i sapori che caratterizzano le etichette di Terlano.

Terlano è conosciuto per i vini bianchi che produce: Pinot Bianco, Chardonnay, Sauvignon e Terlaner.

La degustazione è stata un susseguirsi sensazioni molto diverse. Visto il numero importante di vini degustati, spero mi perdonerete se riassumerò in una sterile lista le tre ore passate nella moderna sala di degustazione di questa realta.

  • Pinot Bianco 2012: Vino giovane dai profumi fruttati con spiccate note di pera, intensa mineralità, fresca pulizia
  • Chardonnay Sommereto 2012: Profumi fruttati con note di erbe aromatiche, gusto più delicato del Pinot
  • Chardonnay Kreut 2011: Vino evoluto in legno grande che offre sentori di frutta esotica, nocciola, camomilla, con una persistenza elevata e una eleganza complessiva notevole
  • Rarità 2000: Questo Chardonnay che è stato 12 anni a riposare sui lieviti di fermentazione regala sentori di frutta matura e di confettura, note di caramello e di torrone. La morbidezza di questo vino è mediata da un sentore di mandorla sul finale
  • Rarità 1996: un altro Chardonnay che, oltre ad 11 anni sui lieviti, è stato affinato 6 anni in bottiglia. Nonostante la longevità di questo vino, si rimane stupiti dalla sua freschezza che fa da sfondo alle note minerali e di erbe aromatiche.
  • Pinot Bianco Vorberg 2010: Sentori erbacei di fieno e erba tagliata, a cui si aggiungono note floreali. La mineralità di questo vino lo rende molto persistente.
  • Pinot Bianco Vorberg 2009: rispetto al precedente offre una morbidezza superiore.
  • Pinot Bianco Vorberg 2004: La caratteristica principale di questo vino è la sua setosità in bocca e la sua morbidezza, nonostante una spalla acida importante. Note eteree.
  • Sauvignon Quarz 2011: notevoli le note minerali con i sentori di idrocarburi classici dei Sauvignon Alsaziani o tedeschi, che rendono questo vino aggressivo e per palati coraggiosi.
  • Sauvignon Andrius 2011: rispetto al precedente ha un impatto più morbido, anche se l’acidità è marcata
  • Pinot Nero Montigl 2011: proveniente dalla Cantina di Andriano (sul versante opposto rispetto a Terlano, con terreni calcarei dolomitici e una esposizione al sole meno felice) offre i profumi speziati caratteristici del vitigno
  • Pinot Nero Anrar 2009: In questo vino si sentono profumi affumicati e sapori fruttati con note sanguigne dettate dal ferro presente nel terreno
  • Lagrain Tor di Lupo 2010: il colore impenetrabile è accompagnato dalla vinosità e da una grande freschezza
  • Merlot Gant 2010: morbido e con profumi di spezie

Una nota a parte merita la bottiglia di Terlaner del 1989 stappata per l’occasione. E’ difficile immaginare che un vino bianco possa rimanere a riposare per 23 anni e offrire una brillantezza di colore come questa chicca. Il profumo era molto fine ed elegante, leggermente minerale, con note di frutta matura, banana, ananas, un corpo lieve ed elegante ma con una sapidità marcata che lo rendono molto persistente.

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Questo Terlaner era solo uno fra i tantissimi scrigni di preziosi tesori enologici.  Una delle eredità di Stephan Stocker è quella di aver riservato una parte della produzione delle migliori annate ad una lunghissima maturazione sui lieviti. Alcune di queste chicche aspettano da quasi quarant’anni di essere imbottigliate e di deliziare i sensi degli amanti del vino.

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