Le Tour (des vins) de France – Tappa 3: il Médoc, la terra del cabernet

Dalla Borgogna dopo una pausa a Limoges approdiamo a Pauillac. Lo so, sono noiosa, ma per me questo è il posto più bello del mondo. Ci sono i grandi Château, rinomati in tutto il mondo con cantine avveniristiche e vini  sensazionali e poi ci sono i piccoli Domaines a conduzione familiare, i cui proprietari sono uomini dalle grandi mani segnate dal lavoro, sguardo un po’ burbero, ma inclini a sciogliersi quando si fanno apprezzamenti sulle loro creature

E’ il caso del signor Autet che abbiamo conosciuto alla Festa del fiume che ogni anno viene organizzata dall’Ufficio del Turismo di Pauillac. I produttori del Médoc portano il vino e offrono gratuitamente degli assaggi, ci sono banchi dove si può comprare pane casareccio, ostriche, formaggi nostrani e carne cucinata in loco. Non mancano neppure le crêpes e i Canelais, tipici biscotti bordolesi si dice inventati per utilizzare i rossi d’uovo visto che i bianchi venivano consumati in enormi quantità per purificare il vino. Ci sono grandi tavoloni dove si mangia e si socializza con i vicini con un sottofondo di musica dal vivo.

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Per farla breve dopo 2-3 assaggi di vino ho un colpo di fulmine: Château de Cassana 2009. Per il Medoc il 2009 e il 2010 sono state due annate straordinarie, torno quindi al banco almeno 3 volte, mi faccio dare indicazioni e un paio di giorni dopo telefoniamo e ci presentiamo alla porta allo Château situato nel comune di Saint-Sauveur. Ci accoglie Fabien il figlio del proprietario, che scoppia a ridere ricordandosi di me che ero andata a chiedergli il vino innumerevoli volte.

Ci mostra i tini in acciaio per la fermentazione più un tino in vetroresina molto pratico perché dotato di un coperchio mobile che può scendere dentro il tino stesso di modo che il tino può essere riempito solo parzialmente di mosto e non avviene alcuna ossidazione dovuta a contatto con l’aria.Medoc-3

Ci fa poi assaggiare spillandocelo dalla barrique un bicchiere del Château de Cassana 2012 che riposa lì da 18 mesi: è abbastanza sorprendente come il vino sembri arrivare direttamente dalla bottiglia tanto è equilibrato. Il blend è composto da Cabernet Sauvugnon al 50%, Merlot al 32%, più Cabernet Franc, Petit Verdot e Carménère in piccola percentuale. Il colore è di un rosso rubino intenso e profondo, al naso un delicato profumo di ciliegie e more, in bocca il rovere rigorosamente francese e non americano puntualizza Fabien, esalta il sapore di frutti e spezie. Fabien apre per noi una bottiglia di 2009 e poi restiamo a parlare di come la vendemmia sia per loro una festa, prendono dei lavoranti certo, ma poi invitano tutta la famiglia, i clienti e gli amici a partecipare. Invita anche noi e chissà che un giorno non accetti. L’assemblage è fatto da tutta la famiglia: uomini, donne, giovani e meno giovani bevono alla cieca campioni assemblati. Il vino che piace un po’ a tutti viene scelto. Fabien ci dice che il vino che piace a lui magari non piace a un altro così, democraticamente, con un campione omogeneo di sesso e di età si fa la scelta.

Stringendoci il nostro bottino di bottiglie, gli promettiamo di tornare l’anno prossimo e credo proprio che sarà una promessa mantenuta.

Marzia

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