Vino Santo trentino e … I Dolomitici

Vinsanto è una definizione evocativa ma anche un po’ equivoca che individua tanti vini simili tra loro presenti nel panorama enologico non solo italiano ma anche greco – Xantos era infatti detto il vino dolce di Santorini a base di uva sultanina.
Il più affascinante tra i vinsanto è sicuramente quello che arriva dalla Valle dei Laghi. Siamo in Trentino, terra di Nosiola, il vitigno alla base del Vino Santo trentino, terra che che ospitò il Concilio di Trento da cui ebbe origine questo nettare. A differenza dell’omonimo vino toscano, la versione trentina assomiglia ai muffati della Dordogna – Sauternes, Barsac e Mombazillac – e ai Trockenberenauslese delle vicine Austria e Germania.

Laghi

Dai migliori vigneti di Nosiola, presenti nei comuni di Calavino (dove ha sede lo storico Castello di Toblino), Cavedine, Lasino, Padergnone e Vezzano, le uve vengono vendemmiate tardivamente e poste ad appassire su particolari graticci detti “arele”. L’esposizione delle uve al vento che soffia dal Lago di Garda, l’Ora del Garda, garantisce la giusta disidratazione e lo sviluppo nell’acino della muffa nobile, la botrytis cinerea. Questo processo, si protrae fino alla Pasqua dell’anno successivo alla vendemmia, concentrando gli zuccheri presenti negli acini e allargando lo spettro dei profumi. Dopo oltre 6 mesi di appassimento, giunti in prossimità della Settimana Santa, le uve sono pronte per essere torchiate e l’esiguo e dolcissimo mosto che se ne ricava (la resa è del 15% circa) inizia un’altrettanto lenta fermentazione in piccole botti di rovere.

LavorazioneQualche sera fa abbiamo avuto l’occasione di assaggiare e scoprire questa rarità nel panorama dei vini da meditazione italiani, stappando una bottiglia di VINO SANTO annata 2000 della cantina GINO PEDROTTI. Quale sorpresa e quante emozioni!!!

Il colore vira dal dorato all’ambrato, grazie il sapiente lavoro del tempo ed alla saggia pazienza del suo produttore. Al naso ha una complessità in più rispetto a molti passiti. Ai tipici sentori di miele e di frutta secca, su tutti la nocciola quasi tostata, qui si aggiungono elegantissime note ossidate regalateci dal lungo affinamento. Al palato è ampio, avvolgente e molto armonico. La dolcezza è ben bilanciata dall’acidità, e l’alcolicità è suadente. Lo assaporiamo a bocca pulita e poi lo apprezziamo anche accompagnato da un sapido tocco di formaggio erborinato (Blu del Moncenisio). Perfetto.

Le emozioni provate, però, sono il climax di una più ampia degustazione che l’amico Francesco ci ha offerto per farci conoscere un bellissimo progetto, quello de I Dolomitici.

dolomiticiLa piccola cantina Gino Pedrotti, infatti, è una di “dieci produttori trentini uniti dall’amicizia, dalla solidarietà e da una visione comune: la valorizzazione dell’originalità e delle diversità della viticutura trentina del rispetto di un’etica produttiva condivisa”. Così si descrivono.

Prima del Vino Santo, presidio Slow food, abbiamo apprezzato nell’ordine:

ISIDOR 2009 della cantina FANTI. Si tratta di un sorprendente bianco a base di uve Manzoni Bianco, vitigno presente prevalentemente nell’area di Treviso-Trento che deriva dall’incrocio del Riesling Renano e del Pinot Bianco (fu sviluppato dal Prof. Manzoni, appunto, presso la scuola enologica di Conegliano negli anni ’30 che lo denominò Incrocio Manzoni 6.0.13). E’ un vino complesso al naso, grazie anche alla prolungata maturazione sur lie, e ancora fresco in bocca, nonostante abbia già 5 anni.

ViniFORADORI 2012 della biodinamica ELISABETTA FORADORI. Si tratta di un Teroldego con un affinamento in botte di 12 mesi. E’ un vino avvolgente con sensazioni fruttate di lampone tipiche del vitigno, rese ancora più ampie dalle caratteristiche del terreno ghiaioso-sabbioso su cui è stato allevato. Al palato risulta asciutto, lievemente tannico e giovane, con una buona acidità che ne fa presagire la capacità d’invecchiamento. Chissà che emozioni ci donerebbe il suo fratello maggiore, il Granato!!!

PLETTER 2009 della cantina CESCONI. Rosso di grande struttura e muscolarità, già dal colore granato intenso, fa riconoscere il vitigno che lo compone, il Lagrein. Confettura di more, viola e una leggera speziatura caratterizzano l’analisi olfattiva, mentre quella gustativa è contraddistinta dall’estrema armonia tra i tannini vellutati, l’alcolicità avvolgente e l’acidità equilibrata. Un vino caldo e rotondo che meriterebbe di essere accompagnato da una pietanza a base di selvaggina.

Il Trentino è una regione enologica interessante da scoprire. Forse è un po’ compressa tra due aree importanti quali il Veneto e l’Alto Adige, e forse è troppo legata al suo Metodo Classico, il Trento, prodotto d’eccellenza che deve diventare un traino per gli altri vini della regione. Il nostro plauso va ai Dolomitici, che credono nella loro terra e nei loro vitigni, e ne diventano alfieri. Il primo nostro contatto, da lontano, è stato una piacevole sorpresa. Sicuramente approfondiremo, in futuro, la conoscenza delle altre cantine e degli altri prodotti di questo bel “manifesto”, su tutti il Ciso, un progetto nel progetto dal grande valore simbolico.

           Gabriele

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