Vertigale Turriga: la “bottiglia” di Antonio Argiolas

“Babbo voleva fare la bottiglia”, così i figli di Antonio Argiolas, Franco e Mario, sintetizzavano l’ambizioso progetto di voler produrre un vino che potesse primeggiare, insieme ai migliori rossi italiani, in tutto il mondo. In questa frase c’è tutta la forza e la consapevolezza di chi riconosce l’unicità del proprio territorio e con orgoglio rivendica l’eccellenza dei propri vitigni autoctoni.
Nasce nel 1988 il Turriga – Cannonau, Carignano, Bovale sardo e Malvasia nera, affinamento in barrique per 18-24 mesi ed ulteriori 12-14 mesi in bottiglia – per 22 annate di successi.
La Compagnia del Calice, nell’ambito dei suoi appuntamenti più prestigiosi, è riuscita a proporre ben sette annate – 2001, 2002, 2004, 2005, 2006, 2008 e 2009 – per una verticale da standing ovation.

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Proviamo a descrivere le nostre sensazioni, compito arduo quando le emozioni di ogni assaggio ti lasciano senza parole, fateci solo dire che erano 7 grandissimi vini. Da 3 bicchieri, 5 grappoli, mille stelle…. Abbiamo segnato solo le sfaccettature che ne facevano cogliere il carattere distintivo di ognuno:

Turriga 2009
E’ la penultima annata disponibile. Ancora giovanissimo. Colore rosso rubino, al naso è intenso e complesso. Frutti rossi maturi, speziature dolci e una venatura vegetale. In bocca è pieno e intenso. Grande corpo con una spiccata acidità e tannino ben evidente. Da tenere in cantina fino al 2020

Turriga 2008
L’annata dei 20 anni. Il colore è rubino con riflessi granati. Al naso è intenso e ampio. Infiniti i profumi: si spazia dalla frutta in confettura alla nota vegetale di peperone, speziature intense e prime notte mentolate e di tabacco. In bocca è una esplosione di sapori. Un vino che non può mancare nella propria cantina.

Turriga 2006
Una bottiglia per alcuni tratti austera. Fa fatica ad emergere nei profumi che risultano chiusi. Ma dopo un po’ di ossigenazione nel bicchiere comincia a cambiare veste e fa emergere le sue caratteristiche di profumi di macchia mediterranea, confettura di ciliegia e tabacco. In bocca sermbra un vino molto giovane, grande tannino e carica acida intensa. Può ancora aspettare 10 anni.

Turriga 2005
Anche questa bottiglia come la precedente, si presenta in sordina ma poi emerge. I profumi sono molto “terziarizzati”: tabacco, mentolo e spezie dolci. In bocca è morbido e sembra leggermente più alcolico degli altri assaggi.

Turriga 2004
Forse la bottiglia che ha dato maggiori emozioni. Al naso è un trionfo di profumi, la ciliegia in primis, poi il cacao, la terra umida e il sottobosco. In bocca è suadente, una sorta di abbraccio appassionato con il palato. Ha una spiccata componente acido-tannica e una preponderante alcolicità. Ma la persistenza maggiore vi assicuriamo che è quella nella memoria.

Turriga 2002
Scuro, dai tannini graffianti, sembrava essere lì lì per esplodere. Poi abbiamo capito che aveva un carattere lento e ad ogni sorso era una piccola grande scoperta. L’espressione olfattiva si faceva via via più carica, si evidenziavano i tratti isolani che ricordano le bacche di mirto, poi caramelle al lampone, vaniglia e un guizzo vegetal-balsamico a chiudere. Decisamente morbido al sorso, tannini dolci, elegante.

Turriga 2001
Il più saggio tra le annate in degustazione, ed infatti con saggezza riflessa non ci fermiamo al primo impatto olfattivo ma lo attendiamo; si manifesta, infatti, con tutto il suo carattere: in bocca è stupefacente nel suo equilibrio e pienezza di sensazioni.

Come si suol dire in dialetto quando si augura grande longevità ad una persona, noi rivolgiamo il medesimo auspicio anche al Turriga: A chent’annos!!!!

Ecco come Antonio ha introdotto la serata:

La Compagnia del Calice

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