Marco De Bartoli, il Profeta di Marsala

Questa storia ha inizio con Marco De Bartoli, uomo legato a radici che scendono profonde nel suolo di Marsala, ma al contempo anima vocata al “rischio” per passione: tanto nelle corse in auto, quanto nella scelta di abbandonare una strada lavorativa sicura e remunerativa per produrre vino “a modo suo”, nel rispetto di quella terra che gli ha dato i natali.
Oggi la storia continua con Renato, Sebastiano e Giuseppina, che han creduto fortemente nelle scelte di papà Marco e che, di questo ritorno alle origini, ne hanno fatto uno stile di vita e di produzione del vino. Stiamo parlando dell’azienda “Marco De Bartoli”, meno di 100mila bottiglie l’anno, la cui volontà è stata valorizzare un vitigno su tutti, il Grillo, e lottare per cambiare l’immagine “industriale” del Marsala tornando alla produzione di un “Marsala agricolo”. La scelta esclusiva di un vitigno dall’acidità spiccata, com’è il Grillo, è stata voluta per valorizzare un’uva molto rappresentativa del territorio e per ottenere un vino di grande struttura e complessità, che fosse adatto all’invecchiamento. Questa avventura “al naturale” dei fratelli De Bartoli continua non solo a Marsala, ma anche a Pantelleria, con una prestigiosa produzione di zibibbo sia in versione secca, sia (soprattutto) passito, il Bukkuram.

DeBartoli_1E’ stato proprio Sebastiano De Bartoli a narrarci l’affascinante storia della sua azienda, in occasione della degustazione organizzata dalla Compagnia in una fresca serata di fine marzo, perfetta per apprezzare la ricchezza dei colori e dei profumi di questi vini davvero speciali.
Un solo vitigno per sei vini unici, il primo dei quali ha già avuto modo di stupirci!
La serata, infatti, ha preso il via con il “Terzavia Cuvée Riserva VS”, metodo classico “ancestrale”, con rifermentazione prodotta dall’aggiunta di mosto e lieviti indigeni in fusti da 500 lt e con 18 mesi di affinamento “sur lie”. La sua unicità sta, però, in una piccola aggiunta in cuvée di Vecchio Samperi, il vino principe dell’azienda. Ecco l’origine di quel suo carattere speciale! Colore giallo dorato dai richiami ambrati, perlage fine, profumo agrumato e “marsalato”, che richiama i processi ossidativi tipici del Marsala, e al gusto una spiccata, piacevole e persistente freschezza. Già il nome dato al vino avrebbe dovuto farci capire quanto Sebastiano ci ha svelato: questo vino rappresenta davvero la “terza via” del Grillo.
Non ci resta che andare a conoscere le altre due strade che l’azienda De Bartoli ha scelto di percorrere con questo vitigno!

Il secondo vino con il quale facciamo conoscenza è “Integer Grillo 2014”, un vino per l’appunto integro, rappresentativo del territorio proprio per la scelta di non ricorrere a processi di vinificazione moderni, quali stabilizzazioni o aggiunte di solforosa. E’ un vino che nasce da fermentazioni spontanee in botti con presenza di bucce, e che in seguito affina dieci mesi sulle fecce fini. Giallo paglierino intenso, questo vino al naso richiama l’albicocca e i pistilli di zafferano, ma ha anche una riconoscibile mineralità, che ritroviamo grazie alla sapidità e alla freschezza che lascia in bocca. Accompagnato al formaggio ragusano è una vera prelibatezza!

Siamo dunque pronti per degustare il “Vecchio Samperi Ventennale”, il marchio di fabbrica dell’azienda, il vero e unico “vino vergine” secondo il pensiero di Marco De Bartoli: il Vecchio Samperi è un blend che per circa 20 anni invecchia con il metodo Soleras, tipico dell’affinamento dello Sherry e del Marsala, in botti di rovere e castagno scolme, a loro volta in utilizzo da oltre 50 anni. Tuttavia, il Vecchio Samperi non può ancora dirsi Marsala, perché non è un vino fortificato mediante l’aggiunta di alcol, ma la sua gradazione alcolica è raggiunta naturalmente grazie allo svolgimento degli zuccheri del mosto. E’ un vino ricco, nel colore – ambrato e luminoso – ma ancor più nei profumi – dove ormai dominano le componenti terziarie, dal caramello ai richiami alla terra e all’humus – e in bocca, dove la sua intensità ben equilibra la secchezza finale del vino. A valorizzare il tutto, la scelta di Max, perfetto organizzatore della serata, di accompagnare il Vecchio Samperi con un crostino con paté di fegato.

DeBartoli_2Dopo questa prima affascinante panoramica, iniziamo a fare la conoscenza del “Marsala agricolo” dell’azienda De Bartoli, presentato in tre versioni: “Vergine DOC Riserva 1988”, il “Superiore Riserva 10 anni”, il “Superiore Oro DOC Riserva 1987”.
Il primo è un vino che ha molte similitudini con il Vecchio Samperi poc’anzi assaggiato: questa Riserva nasce nel 1988, anno nel quale è stata effettuata la fortificazione del vino base, ed è stato messo in bottiglia solo due anni fa, dopo ben 27 anni di affinamento in botti di castagno e rovere! E’ Marsala Vergine, tipologia che non prevede da disciplinare l’aggiunta di mosto o mistella ma solo alcol, dunque siamo di fronte ad un vino secco, nonostante colori e profumi facciano di tutto per convincerci del contrario. Questa Riserva 1988 scende nel bicchiere con una piacevole consistenza, data dall’età e dal tenore alcolico del vino (19%), e si presenta al nostro sguardo di un colore ambrato intenso incredibilmente brillante: al naso è intenso e complesso, con profumi che dalla freschezza degli agrumi arrivano sino alla frutta secca e a note tostate. L’abbinamento con ravioli artigianali ripieni di ricotta e scorze di limone è assolutamente sublime e ci permette di capire che questo vino non può (non deve!) essere solo un vino da meditazione!

Chiudiamo la serata con i due Marsala “Superiore”, tipologia che appunto prevede l’aggiunta di mistella, prodotta con mosto fresco e acquavite ottenuta dalla stessa uva da cui proviene il vino base. La struttura e il corpo di questi due vini sono simili, benché esprimano peculiarità uniche: nel 10 anni emerge il fascino di un carattere più giovane e morbido, estremamente godibile e piacevole; il 1987 rivela un animo elegante e austero, che contraddistingue l’anno della fortificazione, ma la sua “poliedricità” all’olfatto e la freschezza che ancora accompagna la bevuta sono davvero motivo di stupore. Ancora una volta, gli abbinamenti sono stati vincenti perché ci hanno aiutato a capire e valorizzare al meglio quanto abbiamo avuto il privilegio di degustare. Il primo è un abbinamento “storico”, fra il Marsala Superiore 10 anni e lo Stilton, formaggio erborinato per eccellenza, che nella tradizione inglese si accompagna spesso a fine pasto ad un buon bicchiere di Porto. Il secondo è un abbinamento, oltre che storico, territoriale – poteva forse mancare il cannolo? – e ci riconduce ai profumi e sapori di quella terra in cui Sebastiano ci ha portato idealmente in viaggio stasera.

Come al ritorno da tutti i viaggi, resta un pizzico di nostalgia per questo scorcio di terra siciliana, che stasera abbiamo avuto modo di conoscere grazie ai colori, profumi e sapori dei suoi vini. Ma concludiamo questa serata felici, perché abbiamo avuto l’opportunità e il piacere di conoscere persone, come Sebastiano e i suoi fratelli, che amano la loro terra e che portano avanti con determinazione e passione il lavoro di una vita.

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