IL VINO DI TORINO: VILLA DELLA REGINA. VIGNE E VILLE DELLA COLLINA TORINESE

(di Carlo Vigliani)

Quelli della Compagnia del Calice sono curiosi per natura. Appena sentono parlare di viti, vino o vigne drizzano le antenne!

Lo sapevate che la collina di Torino, un tempo, era disseminata di magnifiche ville con vigne, cascinali e orti? Il panorama collinare di un paio di secoli fa era molto diverso da quello attuale. Villa della Regina ne è un magnifico esempio.

 

L’occasione: la festa di quartiere Po, “Vigne in festa”, di domenica 16 ottobre. Una piccola sgambata dalla Gran Madre, su, per via Villa della Regina e poi per il viale “aulioco” che porta alla Vigna del Principe Cardinale Maurizio di Savoia, figlio del duca Carlo Emanuele I. Riportata agli antichi fasti con un restauro durato 12 anni, nel 2006 è stata riaperta ai visitatori. Dopo aver reimpiantato le barbatelle nell’antico vigneto, dal 2009, viene prodotta la Freisa Villa della Regina, per merito delle cantine Balbiano di Andezeno che hanno in gestione il vigneto. Caso rarissimo in Europa, assieme a Vienna e Parigi, la città di Torino ha la sua vigna. A differenza della altre due capitali, il vino che si produce in città è DOC. Nella DOC “Collina Torinese”, poi, in base al disciplinare si possono produrre vini a base di Barbera, Bonarda, Freisa, Malvasia, Pelaverga…

La visita domenicale è stata quindi il pretesto per scavare nella storia delle vigne e ville della collina di Torino.

Un tempo la collina, come detto, era pervasa da molte di queste costruzioni nobiliari poi diventate borghesi. Il motivo è semplice: sopportare meglio l’arsura estiva trasferendosi in collina e godersi il vino prodotto dalla proprie vigne.

Questi “rifugi”, semi-nascosti al centro di grandi parchi alberati, nascondono storie interessanti: dimore di personaggi famosi, spesso chiave, per la storia Sabauda o risorgimentale.

La grande enciclopedia di Torino scritta da Centini dà una definizione precisa di Vigne Torinesi. In passato erano quelle località della collina torinese dove nobili e benestanti possedevano case di villeggiatura per i periodi estivi o per allestire feste e ricevimenti. Le villeggiature collinari ebbero parte importante nella storia dei Savoia torinesi. Tra le vigne vi erano anche i casini di caccia utilizzati per attività venatoria. Emanuele Filiberto aveva la sua “vigna” nell’area della bassa val Salice, a due passi dal fiume Po. Esse si rivelarono utili durante il periodo di peste del 1630, offrendo rifugio ai fortunati che potevano permettersi di allontanarsi dal morbo che affliggeva la città.

Una epigrafe sul muro di Villa Rivoira, maestosa dimora soprastante Villa Genero, con muri perimetrali risalenti addirittura al 1500, prova come spesso queste residenze venissero considerate vere e proprie “Vigne”. Villa Rivoira appartenne a Filiberto Pingon barone di Cusy, nominato da Emanuele Filiberto Rettore dell’Università ed autore della prima storia di Torino “Augusta Taurinorum”, che alla moglie scrisse:

“Come questa vigna bacia le prospicienti valli

Così io bacio Filiberta acquisitrice della vigna

In memoria del mutuo amore di

Filibert   o

             a  

coniugi baroni di Cusy

 1565”

Il territorio collinare a sud di Torino regalava moltissime meraviglie di carattere ambientale, agricolo, storico, artigianale e culturale. Un ecosistema di pregio sia sul versante paesaggistico sia per la concentrazione delle biodiversità. Le colline offrivano modulati rilievi, paesaggi che si aprono sulle Alpi, e sulla grande pianura Piemontese, salubrità, aria fresca e fresche sorgenti e ampie distese boschive, campi prati, frutteti e vigne. Sulle fasce collinari a est della città si estende tutt’oggi un comprensorio vitivinicolo che unisce 28 Comuni. È un territorio dove le aree vitate si alternavano a borghi, castelli e chiese. I vitigni già dal 1400 fornivano vino alla corte dei Savoia ma solo dal 1600 ci sono informazioni precise sulla zona di produzione e sulla varietà.

Dal 1563 Torino è capitale del Ducato Sabaudo, seppure ancora una città stretta entro i limiti medioevali. Dall’inizio del ‘600 si trasforma con la nascita di nuovi quartieri fatti costruire da Carlo Emanuele I, via via fin oltre il Po, su per la collina.

Villa della Regina, come si diceva, è stata costruita dal Principe Cardinale Maurizio di Savoia, figlio del duca Carlo Emanuele I. Era il 1615 e fu ultimata nel 1619.

Maurizio ereditò dal padre un’ambizione “tormentosa”. A 15 anni era già cardinale e si “tuffò nel maneggio della curia Apostolica”. A Roma si innamorò delle Ville dei principi della Chiesa. Nel 1616, a 23 anni, comprò un terreno, un anfiteatro naturale, sulla falda pre-collinare per costruire una villa, ad immagine di quelle romane, su disegni di Ascanio Vitozzi (architetto, fautore del primo barocco piemontese e, tra le altre opere, del Castello di Rivoli). Vi accasò l’accademia dei Solinghi da lui fondata. E vi impiantò la prima Vigna.

Lasciata la tonaca si sposò nel 1642 per motivi “politici” con la nipote tredicenne, figlia di suo fratello e della cognata Maria Cristina. Dopo la morte dell’ex Cardinal Maurizio, nel 1657, la vedova rimase nella villa che prese il nome di Villa Ludovica per divenire nel 1700 Villa della Regina quando vi si stabilì Anna d’Orleans consorte di Vittorio Amedeo II. Ed il vino, immancabile, continuava ad essere prodotto dai filari della tenuta.

Intorno al 1730, la Vigna subisce una grossa trasformazione, ma non uno stravolgimento, della struttura per mano di Filippo Juvarra e Pietro Baroni di Tavigliano. Globalmente le struttura rimase pressoché invariata, soprattutto per i giardini, anche dopo il passaggio alla Figlie dei Militari nel 1868 (scuola femminile per maestre elementari e conservatorio), e comprende: vigna, villa, padiglioni aulici, le grotte, i giochi d’acqua nei giardini e nel parco e le zone di servizio ed agricole.

Nel ‘900, dopo la Seconda Guerra Mondiale, Villa della Regina ha subìto un lento ed inesorabile degrado: fino al limite del collasso. Negli anni ’90 i restauri ed il passaggio alla Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici, ed Etnoantropologici ne ha rinverdito i fasti, con il contributo, tra gli altri, della Compagnia di San Paolo, della Fondazione CRT, della Regione Piemonte, dell’Associazione Amici di Villa della Regina.

Villa della Regina è solo l’esempio più eclatante delle vigne collinari di Torino.

Nel 1622 Maria Cristina, figlia di Enrico IV re di Francia e di Maria de Medici, acquista ampi spazi collinari dal conte Ludovico Thesauro. Maria Cristina vuole la sua vigna: nonostante abbia già grandi palazzi come Palazzo Madama, che prende il suo nome e diviene il suo rifugio durante la guerra civile, il Castello del Valentino, il Palazzo Reale e le regge di Moncalieri, Stupinigi e Venaria. Sulla collina antistante il castello del Valentino, detta Valbruna e poi San Vito, Maria Cristina costruisce la sua residenza estiva. Filippo d’Agliè sarà il suo consigliere. Dopo lunghi interventi sul terreno insidiato da acque sotterranee, nel 1653 la Vigna della Madama è ultimata, su progetto di Andrea Costaguta, padre carmelitano e suo confessore. Maria Cristina segue da vicino i lavori volendo una residenza sobria ed elegante allo stesso tempo, arricchita da giardini a più livelli collegati da scale di marmo. Statue, obelischi, fontane e giochi d’acqua contribuiscono all’atmosfera da sogno. Dopo la morte di Maria Cristina, la Villa è stata oggetto di vari passaggi di proprietà: nel 1808 la Vigna ospita Paolina Bonaparte, sorella dell’imperatore e moglie del governatore di Torino. Da residenza nobilitare negli anni passa a residenza borghese, a metà dell’800 nuovi restauri. La Vigna di “Madama Reale” (la Madama la chiamava solo vigna per distinguerla dal Castello del Valentino sua residenza ufficiale) dopo Bonaparte passò alla famiglia Prever, la cui ultima erede sposò il Banchiere Giovanni Nigra, sindaco di Torino e ministro delle finanze nel periodo dei moti risorgimentali. Nigra ottenne dal Barone Rotschild un prestito che permise allo stato Sardo di restaurare le finanze dopo la guerra del 1848. Per via indiretta anche lui fu uno degli artefici dell’Unità d’Italia, legato intimamente a Gioberti, Massimo d’Azeglio, Cavour e Rattazzi che più volte ebbe ospiti nella Vigna collinare. Negli anni ’30 passa agli Abegg, che ne fanno centro di studi internazionali e nel1980 trasferiscono la proprietà al San Paolo che la dona alla Città di Torino in cambio di un usufrutto esclusivo per 99 anni. Ora è sede di rappresentanza della Compagnia di San Paolo ed archivio storico.

Percorrendo le strade della collina tante altre vigne/ville storiche si intravedono attraverso i muri di cinta e parchi che le circondano. La maggior parte delle costruzioni originali non esiste più.

Sulla “Carta Corografica dimostrativa del Territorio di Torino” appartenente alla “Guida alle Cascine e Vigne del territorio”, di Grossi, datata 1791, si contavano 441 vigne e ville, in un’opera interessante quanto rara, che elencava in modo puntuale come le proprietà del territorio della collina di Torino fossero suddivise, citandone proprietari e tipologia.

Pare che oggi delle 441 ville elencate dal Grossi, ne esitano ancora 322, più o meno rimaneggiate.

Come Villa Belfiore, costruita nel 1631; come l’attuale Villa Turati in Val Pattonera, che fu costruita originariamente nel 1700 e possedeva una bella cappella il cui organo fu donato alla parrocchia di San Vito. Troviamo la Villa Calcina, in strada Fenestrelle, costruita intorno al 1630, dal 1738 appartenente alla famiglia Mellano, poi più recentemente usata come set cinematografico, nel periodo in cui Torino era capitale del cinema.

Vi è Villa Capriglio in strada del Traforo del Pino, appartenuta ai Savoia, Juvarra fra gli architetti, che ha un parco di 40.000 metri quadri, con statue mitologiche alcune delle quali sottratte alla Reggia di Venaria. Villa Hallot de Hayes e di Dorzano in strada Valpiana è accanto ad una vigna in cui dimorò il pittore Claudio Francesco Beamount (pittore di corte), appartenne ad un generale al servizio dei Savoia: conosciuta la sua “Torre del Bel vedere nel parco”. Villa Mescià, in strada antica di San Vito, in cui il protomedico Gian Francesco Fiochetto scrisse il suo libro sulla Peste: “DE PESTIFERO CONTAGIO”. Villa Rey, originale del 1500: si dice che il progetto della parte più antica sia addirittura di Leonardo da Vinci. Villa Somis del 1700, ora rinomato ristorante. Villa Sassi del 1600, ora hotel a 4 stelle.

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