“Ueh, fammi assaggiare ‘sto prosecchino…”, dice il milanese con il piglio frenetico dell’imprenditore che non sa godersi un minuto di vacanza.

“Veramente non è un prosecco ma un metodo classcio e la degustazione inizia fra mezz’ora”, risponde il torinese, con lo stesso sguardo disturbato che ha un granchietto sulla roccia piena di bagnanti.

“Eh, ma io c’ho una cena, non posso mica aspettare. Su, fammelo assaggiare che se mi piace lo compro”, continua con tono vetero-berlusconiano il turista brianzolo. “Buono sto prosecco [non è un prosecco, cazzo! E’ un metodo classico!]. Mauro, fammene portare sei domattina dalla ragazza in camera”.

Ahia… se questo è l’inizio della prima degustazione esterna guidata dalla Compagnia del Calice, cosa ci aspetta il prosieguo?

La location dove si è svolta la degustazione

Masseria Pugliese in quel di Torre Suda (Lecce). Mauro, il titolare vecchio amico di Antonio, ha proposto al nostro di presentare ai suoi ospiti alcuni vini locali. E Antonio, da vecchio marpione qual’è, non si è lasciato scappare l’occasione. Antonio, Marco e Max quindi hanno preso la lista dei vini presenti in Masseria e hanno stilato un elenco di vini da degustare che caratterizzassero al meglio il territorio salentino.

Sono stati scelti:

  • Bolina Brut della cantina Rosa del Golfo, Verdeca e Charonnay spumantizzato con metodo classico (il prosecchino del berlusconiano di cui sopra)

  • Malvasia Bianca della cantina Conti Zecca

  • Fiano vendemmia tardiva di Menhir

  • Le Pozzelle, Primitivo Rosè di Candido

  • Cubardi 2008, Primitivo in purezza di Schola Sarmenti

  • Duca d’Aragona 2005, Negramaro assemblato con Montepulciano della cantina Candido

  • Corimei, Primitivo rosso dolce naturale (vendemmia tardiva) di Schola Sarmenti

Ecco i vini presentati

Di fronte a circa trenta persone (e con una buona oretta di ritardo, grazie ad alcuni ospiti esterni che se la sono presa comoda) inizia la prima serata in trasferta della Compagnia del Calice. Con lo sfondo del mare e con la prospettiva di assaggiare alcuni piatti salentini preparati dallo chef Giorgio (pittule, pitte, frise, orecchiette con polpette, dolcetti secchi), Max propone agli astanti, più che una degustazione di vini, un viaggio dei sensi nel Salento stesso, attraverso il cibo, il vino, i panorami, l’ospitalità e la simpatia.

Marco presenta i primi due vini (il Brut e la Malvasia), e non ci facciamo mancare la bottiglia che “sa di tappo” (per fortuna abbiamo la bottiglia di riserva). A seguire, Antonio accompagna la degustazione del Fiano (che ottiene ottimi consensi, come sempre quando le persone si trovano di fronte ad una vendemmia tardiva) e del Rosato. Max si accolla la presentazione dei due vini rossi e Antonio chiude con il Primitivo dolce.

Ogni vino viene accompagnato dai piatti scelti. Alcuni ospiti sembrano più interessati e approfittano di Antonio, Marco e Max che girano fra i tavoli per porre domande e intavolare chiacchierate sul tema. Altri invece godo della compagnia, del vino e delle prelibatezze. In particolare Antonio e Marco riescono a strappare un’altra probabile degustazione della Compagnia del Calice in quel di Bari (alcuni ospiti di quella città erano coltivatori di uva che intendono aprire una masseria) e una ospite torinese (ma quanti nostri concittadini ci sono in Salento?) chiede di poter partecipare alle attività della Compagnia del Calice (forse è il caso di fare dei bigliettini da visita).

Bilancio finale: ospiti soddisfatti, Mauro (il titolare) contento di aver offerto ai suoi ospiti una serata diversa, i tre eroi della Compagnia stanchi, sudati, ma sicuri di aver guidato una degustazione forse tecnicamente non impeccabile ma comunque piacevole.

Ah, ovviamente i tre eroi non hanno preso un centesimo. E questo fa parte dello stile della Compagnia del Calice.

Massimiliano